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GLI YUGA – LE ERE COSMICHE

Ti sei mai chiesto se la realtà che percepisci oggi sia sempre stata la stessa per l’umanità? Se le persone di migliaia di anni fa guardassero il mondo con occhi diversi dai nostri… non solo per la tecnologia, ma per la loro stessa capacità di comprendere?

C’è una conoscenza antica, custodita nei testi vedici, che parla di grandi cicli cosmici chiamati Yuga — ere che si alternano come le stagioni, portando con sé diversi livelli di consapevolezza umana. E qui arriva la parte sorprendente: la maggioranza delle persone in India crede ancora oggi di trovarsi nel Kali Yuga, l’era più oscura, quella dell’ignoranza spirituale. Ma è davvero così?​

Fu un maestro illuminato nonché un grande astrologo, Sri Yukteswar, a capire per primo che qualcosa non tornava nei calcoli tradizionali. Non si limitò a un’intuizione mistica: fece calcoli astronomici precisi, matematici, e dimostrò che in realtà siamo già usciti da quell’oscurità. Anzi, ci troviamo in una fase ascendente, in un’era di risveglio.​

Oggi voglio portarti in questo viaggio attraverso le ere cosmiche. Ti parlerò di astronomia, di calcoli millenari e di come il Sole — non solo il nostro, ma anche quello galattico — influenzi la nostra capacità di percepire la realtà sottile. Capire dove siamo in questo grande ciclo cosmico può aiutarti a comprendere perché il mondo sta cambiando così rapidamente… e dove stiamo andando.

Preparati a vedere la storia dell’umanità con occhi completamente nuovi.

Il Movimento del Sole e il Centro Galattico

L’astronomia vedica ci dice che le lune ruotano attorno ai loro pianeti, e che i pianeti ruotano sul loro asse con le loro lune attorno al sole. E il sole, coi suoi pianeti e le loro lune, prende una certa stella come suo doppio e ruota attorno ad essa in circa 24.000 anni della nostra terra.

Durante questa rivoluzione, il Sole ha anche un altro movimento con cui ruota attorno al grande centro della nostra galassia chiamato Vishnunabhi (l’ombelico di Vishnu), la sede del potere creativo, conosciuto come Brahma, che distribuisce quel magnetismo universale che regola il Dharma, cioè la virtù mentale e spirituale dell’umanità.

Perché, oltre a ricevere la luce dal nostro Sole, ne riceviamo anche dal centro della galassia, che potremmo chiamare, se vogliamo, il Sole galattico. Questa luce non ci arriva come quella visibile che conosciamo: ci raggiunge sotto forma di radiazioni cosmiche, per usare un termine scientifico. Secondo l’astrologia vedica, queste radiazioni provenienti dal cuore della galassia esercitano un’influenza profonda sulla vita terrestre.

Non illuminano le strade né scaldano la pelle come fa il Sole. Agiscono a un livello più profondo: nutrono la nostra intelligenza. Ma attenzione, non parlo dell’intelletto ordinario che usiamo per risolvere problemi pratici o per eccellere negli studi. Parlo di un’intelligenza più vasta e sottile, quella che ci permette di percepire la realtà oltre l’apparenza materiale, di intuire le leggi spirituali che governano l’esistenza, di riconoscere il divino che anima ogni forma di vita.

La Stella Compagna del Sole e il Centro della Via Lattea

A questo punto ti starai chiedendo: tutto molto suggestivo, ma quali prove scientifiche esistono che il Sole ruoti davvero attorno a una stella compagna? La risposta onesta è che, ad oggi, abbiamo solo ipotesi teoriche, non conferme definitive.

La teoria più accreditata risale al 1984 e prende il nome di “ipotesi Nemesis”: secondo questa proposta, il Sole potrebbe avere una compagna stellare non ancora identificata, probabilmente una stella nana rossa, che orbiterebbe attorno ad esso con un’orbita ellittica estremamente ampia. Questa distanza enorme spiegherebbe perché, nonostante i progressi tecnologici, non siamo ancora riusciti a individuarla direttamente.

Invece, solo nel 1974, piuttosto recente se ci pensi, gli astronomi Bruce Balick e Robert Brown hanno identificato una sorgente radio molto intensa nella costellazione del Sagittario. Ed è stato proprio in quel momento che abbiamo scoperto che esiste davvero un centro della Via Lattea, della nostra galassia. E proprio qui si trova un buco nero supermassiccio chiamato Sagittarius A*, con una massa circa 4 milioni di volte quella del Sole.

Noti la straordinaria corrispondenza simbolica con Vishnunabhi, l’ombelico di Vishnu? E la “coincidenza” che questo centro galattico si trovi proprio nella costellazione del Sagittario diventa ancora più affascinante quando consideriamo il suo simbolo: il centauro.

Questa figura mitologica rappresenta perfettamente il percorso evolutivo umano. La metà inferiore è animale, il cavallo che simboleggia gli istinti e le pulsioni terrestri. La metà superiore è umana e, superando la natura animale, volge lo sguardo verso l’alto, lontano dai piaceri materiali, tendendo l’arco verso il cielo. La freccia puntata verso l’infinito rappresenta la direzione dell’anima in ascesa.

Nella visione vedica, questa freccia è anche simbolo del dharma, il sentiero retto che ogni anima è chiamata a percorrere verso la realizzazione spirituale. Vediamo ancora una volta come astronomia, mitologia e filosofia vedica si intrecciano in una perfetta coerenza.

Vediamo ancora una volta come tutto è strettamente connesso e coerente.

Nel 2022, la scienza ha raggiunto un traguardo storico: per la prima volta abbiamo potuto osservare l’ombra di Sagittarius A*, confermando definitivamente che al centro della nostra galassia risiede davvero un buco nero supermassiccio.

Per comprendere le proporzioni cosmiche di cui stiamo parlando: il Sole impiega circa 230 milioni di anni per completare una singola rotazione attorno a questo centro. Questo ciclo immenso viene chiamato “anno galattico”, e la Terra lo ha completato solo poche volte da quando esiste la vita sul nostro pianeta.

A questo punto, conoscendo questi dati, è lecito pensare: se la scienza moderna ha impiegato millenni per confermare l’esistenza del centro galattico descritto nei testi vedici, è ragionevole ipotizzare che in futuro confermerà anche l’esistenza della stella compagna del Sole. La storia della scienza ci insegna che molte conoscenze antiche, inizialmente relegate al mito, hanno trovato riscontro nelle scoperte astronomiche moderne.

Il Ciclo della Coscienza e gli Yuga

Quando il Sole, nel suo moto di rivoluzione attorno alla sua gemella, si trova nel punto più vicino a questo grande centro, l’essere umano vive il suo massimo sviluppo spirituale. La mente diventa chiara, intuitiva, capace di comprendere la realtà sottile e anche i misteri dello Spirito.

Dopo 12.000 anni, quando il Sole arriva nel punto più lontano dal centro, quello in cui la sua gemella scura si interpone tra lui e il centro galattico, la coscienza umana sprofonda nella materialità e nella confusione. L’essere umano non riesce più a capire nulla al di là della creazione materiale. È il periodo di oscurità spirituale, dove domina l’ignoranza.

Secondo questa visione cosmologica, la stella compagna del Sole possiederebbe un campo magnetico di polarità opposta, capace di funzionare come una sorta di schermo cosmico. Quando si interpone tra il Sole e il centro galattico, questo campo impedirebbe alle radiazioni provenienti da Vishnunabhi di raggiungere pienamente il nostro sistema solare, neutralizzando quella particolare influenza che nutre l’intelligenza spirituale dell’umanità.
E allo stesso modo, quando il Sole nella sua rivoluzione inizia ad avanzare verso il punto più vicino al grande centro, il dharma, cioè la virtù mentale, inizia a svilupparsi. Questa crescita si completa gradualmente in altri 12.000 anni.

Ognuno di questi periodi di 12.000 anni porta con sé una trasformazione completa, sia nel mondo materiale esterno che in quello interiore, intellettuale e spirituale dell’essere umano. Questa alternanza tra vicinanza e lontananza del Sole dal centro divino genera il ciclo completo degli Yuga, le Ere Cosmiche, che si susseguono in una danza perpetua.

Ed è qui che emerge una differenza fondamentale rispetto alla concezione moderna del tempo. La cultura occidentale tende a interpretare la storia in modo lineare: il passato viene visto come primitivo e superato, il presente come più evoluto, il futuro come destinato a un progresso inarrestabile. Ma la visione vedica ci propone qualcosa di profondamente diverso.

Gli Yuga ci mostrano che l’evoluzione non procede su una linea retta ascendente, ma attraverso onde cicliche di espansione e contrazione della coscienza. Civiltà del passato potrebbero aver raggiunto vette di comprensione spirituale che noi oggi, nella nostra era tecnologica, stiamo solo iniziando a riscoprire.

La Struttura dei Quattro Yuga

Questi 24.000 anni del moto solare si dividono in due metà: un arco discendente, dove la coscienza dell’essere umano decresce, e uno ascendente, dove invece si risveglia. Ogni metà è composta da quattro Yuga principali. E ognuno di questi Yuga porta con sé, e quindi riflette, un diverso grado di sviluppo del Dharma e dell’intelligenza umana.

Questi quattro Yuga insieme costituiscono quella che viene chiamata “era degli Dei”. Dove mille ere degli Dei formano un giorno di Brahma, e anche la notte di Brahma ha la stessa durata.

Un aspetto importante da comprendere riguarda la natura graduale di queste transizioni cosmiche. Ogni Yuga non inizia né termina bruscamente, ma è preceduto e seguito da periodi di passaggio che ne attenuano il cambiamento.

L’alba di ogni era viene chiamata Sandhya, il momento in cui le qualità del nuovo Yuga cominciano timidamente a manifestarsi mentre le caratteristiche dell’era precedente sono ancora dominanti. Il tramonto, chiamato Sandhyamsha, rappresenta invece la fase in cui l’era attuale sfuma gradualmente, preparando il terreno per quella successiva.

Questi periodi di transizione sono fondamentali per comprendere i cambiamenti storici e culturali: non assistiamo mai a salti improvvisi nella coscienza collettiva, ma a trasformazioni progressive che si dispiegano attraverso generazioni. È come l’alba e il tramonto nella natura: non c’è un momento preciso in cui passa dalla notte al giorno, ma una graduale trasformazione di luce e colori.

Kali Yuga dura 1.000 anni, con 100 anni prima e dopo come suoi sandhi, per un totale di 1.200 anni. In questo periodo, la nostra capacità di comprendere la realtà è al minimo. Riusciamo a percepire solo ciò che è materiale e grossolano: il mondo fisico che ci circonda, quello che possiamo toccare e vedere. È come se indossassimo degli occhiali molto opachi.

Dwapara Yuga dura 2.000 anni, con 200 anni prima e dopo come suoi sandhi, per un totale di 2.400 anni. Qui la nostra consapevolezza si espande: iniziamo a comprendere le energie sottili, le forze elettromagnetiche che animano la materia. È come se quegli occhiali diventassero più trasparenti e potessimo vedere i principi invisibili che creano il mondo materiale.

Treta Yuga si estende per 3.000 anni e i suoi sandhi precedente e successivo sono di 300 anni, arriviamo a un totale di 3.600 anni. In quest’era facciamo un salto ulteriore. La nostra mente diventa capace di percepire il magnetismo divino, quella forza primordiale da cui nascono tutte le forze elettriche. Iniziamo a vedere la sorgente stessa della creazione.

Satya Yuga, l’era d’oro di 4.000 anni, con 400 anni prima e dopo come suoi sandhi, per un totale di 4.800 anni. Qui raggiungiamo il massimo della consapevolezza: possiamo comprendere tutto, persino lo Spirito oltre il mondo visibile. È la realizzazione completa del nostro potenziale.

Ora, se ti stai chiedendo a quando risalgono queste antiche conoscenze, bene, il Rigveda, il testo vedico più antico, è datato approssimativamente intorno al 1500 a.C., cioè circa 3.500 anni fa. Ma secondo dei miei calcoli personali, i primi testi potrebbero risalire molto più indietro: tra i 9.000 e i 13.000 anni fa.

Il Punto di Svolta: L’Inizio del Ciclo Ascendente

Per comprendere pienamente la dinamica degli Yuga, è essenziale visualizzare il ciclo completo di 24.000 anni come composto da due grandi movimenti complementari: una fase discendente, in cui la coscienza umana si oscura progressivamente allontanandosi dalla comprensione spirituale, e una fase ascendente, in cui la luce della consapevolezza ritorna gradualmente a illuminare l’intelletto dell’umanità.

Questo respiro cosmico — un’espirazione che conduce verso la materialità e un’inspirazione che riporta verso lo spirito — si manifesta attraverso i quattro Yuga che abbiamo menzionato, ciascuno con le proprie caratteristiche e durate specifiche.

Sri Yukteswar, basandosi sulle tavole astronomiche del suo tempo, colloca l’inizio dell’attuale ciclo ascendente nel 499 d.C. Questo punto rappresentò la parte più oscura del Kali Yuga e dell’intero ciclo di 24.000 anni. La storia, in effetti, sostiene l’accuratezza di questi antichi calcoli dei saggi indiani e riporta quanto fossero diffuse l’ignoranza e la sofferenza in tutti i popoli di quel periodo.

Lo scrittore Francesco Petrarca, nel XIV secolo, fu tra i primi a definire il Medioevo come “secoli bui”. Epidemie come la peste nera, guerre frequenti e la durezza delle condizioni di vita alimentarono l’idea di un tempo governato da sofferenza e arretratezza. E poi c’erano la diffusione di superstizioni, pratiche religiose rigide, persecuzioni come la caccia alle streghe.

Il Risveglio della Coscienza nel Dwapara Yuga

Dal 499 d.C. in poi, il Sole iniziò ad avanzare verso il grande centro, e l’intelletto dell’essere umano iniziò gradualmente a svilupparsi. Da quel momento, l’umanità ha iniziato lentamente a risvegliarsi.

Durante i 1.100 anni dell’ascendente Kali Yuga, che ci porta al 1599 d.C., l’intelletto umano era così denso che non riusciva a comprendere l’elettricità e la materia sottile della creazione. Successivamente, nel sandhi di transizione di cento anni, fino al 1699, il Kali Yuga si unì con il successivo Dwapara Yuga.

In questo periodo, l’essere umano scopre e comprende le elettricità e le energie sottili che sostengono la creazione. È l’era dell’espansione scientifica, della tecnologia e della comunicazione globale.

Infatti:

  • Nel 1600 William Gilbert scoprì forze magnetiche e osservò la presenza di elettricità in tutte le sostanze materiali
  • Nel 1609 Keplero scoprì importanti leggi in astronomia, poi ci fu Galileo
  • Nel 1670 Newton scoprì la legge di gravità
  • Nel 1729 Stephen Gray fu il primo a dimostrare la conduzione dell’elettricità, aprendo la strada ai successivi sviluppi

Anche nel mondo politico possiamo osservare notevoli miglioramenti di coscienza umana:

  • Nel 1776, con la Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti, si afferma il diritto dei popoli alla libertà e all’autogoverno
  • Nel 1787 nasce la Costituzione degli Stati Uniti: la prima costituzione moderna scritta, che introduce la separazione dei poteri e i diritti fondamentali
  • Nel 1789 abbiamo la Rivoluzione Francese, che segna la fine della monarchia e l’inizio dell’uguaglianza giuridica
  • Nel 1799, il Colpo di Stato di Napoleone Bonaparte segna la fine della rivoluzione ma consolida molte riforme civili, come il Codice Civile che garantisce l’uguaglianza davanti alla legge

Così nel 1899, al completarsi del periodo di 200 anni del Dwapara Sandhi, il tempo della mutazione, è cominciato il vero Dwapara Yuga di 2000 anni che darà all’umanità in genere una completa comprensione dell’elettricità e dei suoi attributi, come già sta avvenendo. Infatti:

  • 1901: Trasmissione radio transatlantica di Guglielmo Marconi
  • Negli anni venti vengono create le prime radio e televisioni
  • Agli inizi del 900 Nikola Tesla promuove la corrente alternata per la trasmissione elettrica su larga scala. In questo stesso periodo vengono anche gettate le basi dell’elettronica moderna
  • A partire dagli anni Cinquanta, con l’avvento dei primi microchip, si inaugura ufficialmente l’era informatica. Dai computer iniziali si passa a un’accelerazione progressiva dello sviluppo tecnologico: la rete internet, il wifi, gli elettrodomestici intelligenti, gli smartphone che portano il mondo intero nel palmo della mano. E ancora, l’intelligenza artificiale, i droni, le auto elettriche—innovazioni che si susseguono con sempre maggior rapidità, dimostrando concretamente quel movimento esponenziale caratteristico della nostra fase ascendente.

Procedendo nella fase ascendente in cui ci troviamo, la crescita evolutiva che osserviamo in ogni settore della società manifesta un andamento sempre più esponenziale. Questi fenomeni non sono casualità isolate, ma riflessi tangibili del risveglio della coscienza che definisce l’era Dwapara.

I Calcoli di Sri Yukteswar e L’Errore Storico

Secondo i calcoli di Sri Yukteswar, il mondo si trova ora nel Dwapara Yuga ascendente, iniziato nel 1700 e destinato a durare fino al 4100.

Sri Yukteswar chiarisce anche l’origine dell’errore che portò molti astronomi e astrologi indiani a credere che il Kali Yuga durasse 432.000 anni. Tale confusione nacque proprio nel Kali Yuga, dopo la fine dell’ultimo Dwapara Yuga discendente, durante il regno di Raja Parikshit.

A quel tempo il Maharaja Yudhisthira, accorgendosi che era iniziato l’oscuro Kali Yuga, cedette il trono a suo nipote, il Raja Parikshit. Così il Maharaja Yudhisthira, insieme a tutti i saggi della corte, si ritirò sui monti dell’Himalaya, per vivere in introspezione. Quindi non restò nessuno nella corte del nipote Raja Parikshit che potesse capire il principio per calcolare correttamente le ere dei vari Yuga.

Perciò nessuno osò dichiarare che erano conclusi gli anni del Dwapara Yuga e che era iniziato l’oscuro Kali Yuga. Così accadde che il primo anno del Kali Yuga venne conteggiato erroneamente come il 2.401 del Dwapara Yuga. E di conseguenza, nel 499 d.C., quando furono terminati i reali 1.200 anni del Kali Yuga venivano allora conteggiati come 3.600 anni invece che 1.200.

Con l’inizio dell’ascendente Kali Yuga, dopo il 499, il Sole iniziò ad avanzare nella sua orbita verso il grande centro. Di conseguenza, il potere intellettuale dell’essere umano iniziò a svilupparsi. Perciò l’errore nei calendari iniziò a essere notato dai saggi del tempo, che scoprirono che i calcoli degli antichi avevano fissato il periodo di un Kali Yuga a soli 1.200 anni. Ma poiché l’intelletto di questi saggi non era ancora sufficientemente sviluppato, poterono scoprire solo l’errore ma non la sua causa.

Nel tentativo di conciliare le discrepanze, immaginarono che i 1.200 anni, la vera durata del Kali, non fossero anni ordinari della nostra Terra, ma anni divini, dove un singolo anno corrispondeva a 360 anni terrestri:

  • 1 anno divino = 360 anni umani.

Perciò, secondo questi uomini, 1.200 anni di Kali dovevano essere uguali a 432.000 anni della nostra terra:

  • 360×1.200=432.000 anni terrestri di Kali Yuga.

Per giungere alla corretta conclusione, tuttavia, dobbiamo considerare un dato astronomico fondamentale: la posizione dell’equinozio di primavera nel 2025. Attualmente, l’equinozio si trova a 22°54’10” di distanza dal punto zero dell’Ariete, un dato che rivela come 1.526 anni siano trascorsi da quando ha iniziato il suo lento arretramento dal punto di riferimento zero.

  • (Anno attuale) 2025 – 499 (anno dell’equinozio in Ariete a 0°) = 1.526 (anni trascorsi dalla fase ascendente del sole)


Togliendo 1.200 anni (la durata dell’ultimo Yuga ascendente) da 1.526 anni, otteniamo 326, che indica l’anno attuale dall’entrata del mondo nell’ascendente Dwapara Yuga.

L’errore degli antichi calendari viene chiaramente spiegato quando aggiungiamo 3.600 anni (che i testi antichi presupponevano già trascorsi all’inizio di questo periodo) a questo periodo di 1.526 anni e otteniamo 5.126 anni. Questi, secondo l’odierna teoria errata, rappresentano l’anno attuale di Kali Yuga nei calendari indù.

Il Significato Profondo degli Yuga

Ogni Yuga rappresenta una fase del risveglio interiore dell’essere umano:

Nel Kali Yuga, l’uomo percepisce solo la materia. Nel Dwapara, percepisce le energie sottili e l’interconnessione. Nel Treta, scopre il magnetismo divino che anima ogni forza. Nel Satya, raggiunge la piena coscienza spirituale, l’unione con Dio.

Questo processo non è solo cosmico ma anche individuale: ciascuno di noi, nel corso della propria evoluzione interiore, attraversa gli stessi stadi di oscurità, scoperta, espansione e illuminazione.

Creare il Proprio Paradiso Interiore

Tuttavia, è fondamentale comprendere che la conoscenza di questi cicli cosmici non deve trasformarsi in rassegnazione. Proprio come l’astrologia vedica ci insegna che riceviamo le influenze dei pianeti—e similmente quelle delle ere cosmiche—questo non significa diventare loro succubi. Al contrario, significa diventare consapevoli del funzionamento delle leggi cosmiche e sottili, assumendo così la piena responsabilità della nostra esistenza.

Non dobbiamo attendere l’età dell’oro con le sue tempistiche cosmiche, né sperare di trovarla solo dopo aver lasciato questo corpo. L’età dell’oro possiamo crearla qui e ora, in questa stessa vita. Il paradiso che cerchiamo non è altrove: risiede già dentro di noi, nel divino che abita ogni essere. La pace e la serenità che desideriamo vanno coltivate quotidianamente, giorno dopo giorno, perché solo da quella consapevolezza interiore può nascere una vita veramente armoniosa e equilibrata, indipendentemente dalle circostanze esterne che ci circondano.

Questa è la grande influenza del Tempo che governa l’universo. Nessuno può sottrarsi al suo influsso, se non colui che pervaso di puro amore, dono celeste della natura, diventa divino; battezzato nella sacra corrente Pranava (la vibrazione OM) egli comprende allora il Regno di Dio.
SRI YUKTESWAR